La casa di carne chiusa, 2013, cera e plexiglass

Piena di te è la curva del silenzio, 2017, ferro piegato e smalto oro

Elmetto per le cattive abitudini, 2017, ferro e smalto grigio

Costrizioni a parete VI, 2017, ferro piegato e smalto nero

Provvisorio immutabile, 2016, marmo di Carrara, ferro

Costrizioni a parete IV, ferro piegato e smalto nero

Legatura III, 2017, passamaneria nera

Costrizioni a parete VIII, 2017, ferro piegato e smalto nero

Michela Nosiglia

Livorno, 1973

Michela Nosiglia cerca di soffocare il corpo dandogli allo stesso tempo voce attraverso l’opera e l’uso di materiali ibridi e dissidenti, siano essi marmo, cera, passamaneria o il freddo ferro verniciato a volte di vivo oro, altre di taciturno nero, che accoglie lo spettatore all’ingresso della galleria nella serie “Costrizioni a Parete”, ripiegato e costretto su una parete mentre si contorce nella speranza di essere visto, liberato dallo sguardo dell’altro. Un tentativo di far vivere una figura antropomorfa che vorrebbe appartenere al mondo organico. Un tentativo tenero, essendo fatta di comune metallo, il ferro. Lo sforzo dell’artista é un grido poetico al risveglio silenzioso di un corpo incompreso, perso. Tutti i lavori sembrano riecheggiare, in una scelta essenziale, industriale, contemporanea, durissima, quasi due secoli di poetiche sulla corporeità e sulla sua teatralità. Una condensazione che guarda al grido delle viscere di Artaud, alle pelli estese, filanti, bucate. Crea costrizioni, nodi, intrecci, venature che mangiano il corpo, lo soffocano, lo costringono. E lo presenta quasi chirurgicamente raggelato in vetrine, su piedistalli, affisso al muro, dove non rimane che guardarlo. I lavori sottintendono la metafora della condizione della società contemporanea, in cui giorno dopo giorno siamo soffocati da un mondo di falsità, dove i sensi sono andati persi creando una spaccatura profonda tra corpo, anima e psiche. Non abbiamo più consapevolezza del nostro essere. E come potremmo averla? L’essere umano è uno strumento, un attributo di Dio – Dio inteso come natura. Ma noi non sappiamo più rapportarci con essa, la distruggiamo e neghiamo in favore di doni falsi, ingannatori: l’uomo è attratto dalla ricerca di beni inutili, da oggetti vani che non colmano i bisogni profondi dell’animo, generando quindi inquietudini e incatenando la mente.

Immaginate allora una donna o un uomo, o soltanto un corpo, compresso nella sua pelle. Pensate alla strana sensazione della concupiscenza di vivere degli organi, alla necessità incessante del cuore di battere, dei polmoni di respirare, dello stomaco di spezzare il cibo, del cervello di desiderare. Provate a immaginare l’eco dentro alle vene se il sangue smettesse per un giorno, un’ora, anche solo un minuto di scorrere, e lasciasse le arterie finalmente in pace. Non sarebbe liberatorio, anche solo per poco, essere statua, bianca scultura senza tempo, perfetta nella sua lattea bellezza, impegnata solo nel suo essere statua, eterna, senza pensieri. Pensate alla quiete dentro al corpo, senza più il palpitare confuso del cuore. Continuando a essere vivi, ma in pace, diventando solo involucro, corpo e pelle collegati come un intero, come quel busto di donna in cera di Nosiglia, “La Casa di Carne Chiusa”. Pensate a cosa vi sentireste a non avere pressioni, liberarsi degli organi, delle costrizioni, dell’aria, dei legami fisiologici, delle ovaie, dei consumi e del consumo, come quella statua citata prima, bianca cenere, intenta solo nell’essere e mai nel divenire – e forse alla fine in un arrendevole sparire. Così Nosiglia libera l’uomo invertendo il concetto di libertà, sfruttando la costrizione, l’asfissia – o forse un ascetismo sensuale – come processo inevitabile per riconnettersi con se stessi, la natura e i sensi, regolando la struttura emotiva dell’uomo.

Clarissa Tempestini


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Ernesto Muniz

Opening: 13 luglio 2018

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