Grand Tour Apollo Antalya, smalti su poliestere stickerizzato, marmo, acciaio verniciato, cm 100x80

Grand Tour Roma, smalti su poliestere stickerizzato, marmo, acciaio verniciato, cm 100x80

Grand Tour Apollo Rodhes, smalti su poliestere stickerizzato, marmo, acciaio verniciato, cm 100x80

Grand Tour Pergamon, smalti su poliestere stickerizzato, marmo, acciaio verniciato, cm 100x80

Grand Tour Agrigento, smalti su poliestere stickerizzato, marmo, acciaio verniciato, cm 70x50

Archeology, travertino, acciaio e neon, cm 84x94,5x12,5

Agrigento flower, acciaio cromato, cm 112x63,5x18

Fori imperiali candle, acciaio cromato, cm 148x68x18

Cythera, marmo, cm 100x100, h. 137

Poseidonia, marmo, cm 100x100, h. 176

Michele Chiossi

Lucca, 1970

Io sono Greco. Anche qualora fossi stato generato dalle foreste e dalle nebbie, dalle selve o dalle lande brumose, dalle tempeste atlantiche o dalle impervie gole alpine, dai laghi o dai ghiacciai, Io sono e resto Greco. Anche qualora il mio sangue fosse scaturito dalle gelide notti artiche, Io sono stato modellato dalla Grecia Classica, e da quella Arcaica. La mia mente è forgiata dal pensiero di Socrate e di Platone, di Aristotele, Epicuro e Zenone. Il mio occhio è costruito attraverso la divina proporzione di Ictino e Callicrate, di Fidia e Mnesicle; dalla perfezione formale di Policleto e Mirone, di Prassitele, Skopas e Lisippo. Il mio cuore è con quello degli eroi di Maratona e delle Termopili, di Capo Artemisio e di Salamina, di Platea e Micale. Io sono figlio del mito. Io sono erede di Winkelmann, io sono fratello di Keats, di Byron e di Shelley. Io sono il giovane Aroldo, irrequieto e disilluso, stordito di fronte alla magnificenza di una inarrivabile Antichità. Quando Alessandro per primo e Roma di seguito conquistarono l’Ellade, furono da essa conquistati. E quando Roma creò il Suo Impero, rese tutti Greci, piuttosto che romani. Il Rinascimento rese tutti Greci. Io sono Greco, Voi siete Greci. Questo mi è sembrato voler affermare Michele, oggi, col Suo più recente lavoro. Lo ha fatto senza smarrire la Sua ormai iconica cifra stilistica, ovvero quel tratto a zig zag formulato a New York a fianco di Alighiero Boetti, e capace già allora di anticipare le estetiche digitali della pixelatura; lo ha fatto ribadendo il Suo essere “uno scultore, un modificatore della materia, un creatore di forme” capace di combinare i più nobili materiali della statuaria ad elementi tecnologici come i Neon, oppure tecnici come le gomme uretaniche e le resine epossidiche. Lo ha fatto, stavolta, immergendosi nelle Sue origini, nel più intimo profondo, svelando e celebrando quelle radici culturali che mai ha celato ma che più spesso sono rimaste sottese nella sua opera. Allentando quella riflessione estetica incentrata sulle immagini contemporanee che sovente ha caratterizzato il Suo universo tematico, ovvero quell’indugiare sui simboli e le icone della mercificazione e del consumismo, estrapolati dal contesto per essere de-significati e reinterpretati attraverso una chiave gioiosa, a tratti persino ironica e ludica, è come se avesse adesso voluto palesare le ragioni del suo essere scultore; motivare l’aver eletto a materiale fondante e primario quel marmo che è sì, come Lui, Toscano, ma che non avrebbe avuto gloria senza i maestri che nel corso dei secoli lo hanno utilizzato per eguagliare, omaggiare, rivaleggiare, con l’antichità classica. Cade così, oggi, definitivamente, quell’abusato e fuorviante apparentamento con la Pop Art che più volte è stato superficialmente formulato per il Suo lavoro. Può essere più anti-Pop un artista che utilizza materiali pregiati, ricercati, raffinati, finanche rari? Può essere definito Pop un artista che si rivolge ad un pubblico ‘colto’, creando giochi palesemente ambigui ma quasi mai di immediata decifrabilità, semplicemente perché ha utilizzato quei simboli che la Pop vorrebbe invece glacialmente iconici, anonimi, impersonali? Può essere più lontano dalla Pop un artista che indugia sul tema dell’effimero e dell'”Infinita vanità del tutto” di leopardiana memoria, non con una latente riflessione sulla precarietà della società dei consumi ma più profondamente sulla caducità intesa nel senso filosofico del termine? E d’altronde questa mostra odierna non appare come il frutto di una esperienza isolata, quanto piuttosto il coronamento di un percorso che i lavori dell’anno passato avevano in qualche modo prefigurato. Così ecco Michele realizzare nello spazio della Galerie21 una spettacolare immersione all’interno di uno scenario quasi saturato da sontuosi tromphe d’oeil deliberatamente estratti da immagini del mondo Classico, dando forma e vita ad una sorta di Ellade ‘digitale’, al tempo stesso concentrando la propria attenzione in maniera esclusiva e totalizzante sul tema formale e simbolico della colonna, che nella circostanza esclude ogni altro oggetto o manifattura antica, con una perentorietà che non mi appare casuale.

D’altra parte le Colonne, che nelle architetture trasmettono le energie dall’alto al basso ed equilibrano le dinamiche strutturali, rappresentando i cardini di una costruzione più sovente sacra (da cui, immagino, il titolo della mostra) e simboleggiano – oltre ovviamente alla portanza ed alla strutturalità – la solidità, la stabilità, l’equilibrio, la forza. Colonne che tuttavia vantano significati ancor più profondi se, sin dagli albori della civiltà, l’ingresso ai luoghi sacri o ai regni misteriosi era non casualmente preceduto da due pilastri: simboli archetipici che scandiscono il punto d’accesso e il passaggio verso l’ignoto e l’ultraterreno, rappresentando, per estensione, simbolicamente, la trasformazione o l’iniziazione. Da Erodoto sappiamo, ad esempio, come nei più antichi templi fenici la Divinità avesse per immagine due stele, e d’altra parte proprio dai fenici si fa derivare il mito delle Colonne d’Ercole, poste idealmente a disegnare i confini del mondo conosciuto. Le Colonne erano poi già allora la rappresentazione del duplice aspetto dei principi animatori di tutte le cose: il Fuoco, che tutto vivifica, ed il Vento, ovvero l’Aria che tutto avvolge. Nella nostra contemporaneità le Colonne mantengono d’altronde un elevatissimo valore simbolico in tutti i riti massonici, nascondendo molteplici livelli di lettura, siano essi destinati al profano, siano essi patrimonio esclusivo dei più alti Gradi. Tuttavia è generalmente noto il loro simboleggiare il ruolo stesso delle fondamenta dell’edificio interiore che l’iniziato dovrà disegnare e realizzare nel corso della propria vita, come altrettanto noto è il fatto che il Tempio massonico, che possiede un solo ingresso ed è senza altre aperture, evidente allusione alla “caverna iniziatica”, si apra con due colonne che, sinteticamente, rappresentano l’equilibrio tra il binario che è presente strutturalmente nel Creato; l’elemento femminile, quindi all’Aria e il soffio che alimenta la vita una; quello maschile, cioè il Fuoco e la forza, l’altra. Così, se la prima parte della galleria – si è detto – è pensata come una immersione nella luce abbacinante e nei colori mediterranei, le due monumentali colonne in marmo di Carrara che svettano sul fondale dello spazio, oltre ad imporsi come un autentico e poderoso richiamo alla classicità, sono rafforzate dal valore simbolico dell’acqua che ne sgorga e che le solca, a testimoniare l’inarrestabile, immutabile, imperscrutabile fluire della vita, del tempo, e del tutto; ma nel contempo – e soprattutto – realizzano un accesso ad una dimensione altra, più ampia e profonda. Al di là di queste, infatti, come accedendo ad uno spazio sacro, e dunque silenzioso, misterioso, iniziatico, il visitatore inizia un percorso di riflessione e di meditazione che lo conduce, non senza difficoltà dettate dall’angustia degli spazi, a scendere giù nella terra, in una sorta di sacello appena illuminato da una fioca luce di candela, e quindi, infine, ad ascendere ad un piano superiore simboleggiato da un fiore che, come tutte le entità vegetali, sale verso il cielo, in cerca di luce, e rappresenta quell’atavica, irrisolvibile, umana aspirazione al divino che collega idealmente cielo e terra. Percorrete la Galleria ed iniziate il viaggio…

Gianni Schiavon

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